COMUNITÀ MONTANA DEL MONTE ACUTO
       
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Un'attività importante dell'economia del Monte Acuto è stata, ed è, l'agricoltura che assieme al comparto zootecnico assorbe, oggi, circa il 20% della popolazione attiva in condizione lavorativa. Per secoli praticata secondo sistemi tradizionali, basati sul sistema rotatorio (alternanza fra terre coltivate e terre lasciate periodicamente a riposo) della vidazzone e su una cerealicoltura estensiva, dal XVIII secolo divenne oggetto di particolari attenzioni da parte del governo piemontese. Una serie di provvedimenti succedutisi dalla metà del XIX secolo (la legge sulle chiudende del 1820, l'abolizione del feudalesimo nel 1839, l'abolizione dei diritti ademprivili nel 1865, la realizzazione del piano di bonifica integrale della piana di Chilivani negli anni 1929-51) e la meccanizzazione delle campagne, hanno creato le condizioni per un suo costante sviluppo. Oggi la superficie agricola utilizzata è di 100.000 ettari in crescita di cui la maggior parte destinata alla coltivazione cerealicola (grano, orzo, avena) e foraggera destinata soprattutto a scorta alimentare per il bestiame nella stagione calda o a integrazione del pascolo. Ozieri vanta una rinomata tradizione nelle coltivazioni ortive, qui si producono, infatti, peperoni, melanzane, indivia, lattuga e pomodori (questi ultimi vengono prodotti, sebbene per uso familiare, anche a Mores, Ardara, Buddusò, Nughedu e Pattada). In crescita è la superficie agricola destinata alla coltivazione viticola diffusa in tutto il territorio, sebbene con importanza e funzioni diversificate. Più esigua è, invece, la superficie destinata alla coltivazione olivicola (Berchidda, Mores, Buddusò e Tula), per la bassa remunerazione del prodotto e gli alti costi di coltivazione e raccolta, e alla coltivazione di agrumi e frutteti.

La crescita e rilancio del settore agricolo sono passati tramite un'evoluzione degli strumenti e delle tecniche di coltivazione. Fino ai primi anni del XX secolo la forza lavoro era rappresentata dalle braccia umane e dalla forza degli animali. Gli attrezzi da lavoro erano di piccole dimensioni. I dissodamenti e i lavori minuti si facevano con la zappa mentre la vanga era quasi sconosciuta. L'aratro era ancora trainato dai buoi, non esistevano macchine trebbiatrici e il grano era macinato in casa. Unico mezzo di trasporto agricolo era il carro tradizionale a due ruote piene trainato da buoi. Solo dalla metà del Novecento fecero la loro comparsa le prime trebbie e i primi trattori, furono costruite numerose strade di penetrazione agraria e si introdussero tecniche di coltivazione più evolute. Per tutelare pastori e contadini contro il furto del bestiame ed il danneggiamento dei seminati, già sul finire del XVII secolo le comunità del Monte Acuto si servirono delle compagnie barracellari. Loro compito era, infatti, quello di sorvegliare il territorio agricolo e i pascoli risarcendo i furti in cambio di un compenso annuale versato dai proprietari assicurati.Con regio decreto del 1799 furono rese obbligatorie per tutti i comuni dell'isola. Attualmente sono disciplinate da una legge regionale e, accanto ai rituali compiti, svolgono anche mansioni relative alla protezione civile e alla prevenzione contro gli incendi. Editto delle chiudende (1820). Il regio editto sopra le chiudende del 6 ottobre 1820, pubblicato nell'aprile 1823, incoraggiando la chiusura di tutti i terreni non soggetti a servitù di pascolo, andava, di fatto, a ledere gli interessi dei pastori. La riforma di privatizzazione delle terre, con l'introduzione della proprietà perfetta, iniziò a decollare soltanto con la carta reale del 26 febbraio 1839. Mulino Galleu
Aratura a Berchidda Campagna a Ozieri Muretti a secco Mulino Galleu

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