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Nel passato la caccia era molto diffusa; si mangiava molta selvaggina dal momento che gran parte della popolazione lavorava in campagna e aveva occasione di procurarsela. Il "campo" di Ozieri era nel passato il paradiso delle lepri e delle pernici; si cacciava moltissimo, e senza limiti temporali. Quasi tutti i pastori e i contadini, possedevano il fucile da caccia.
Abbondavano le quaglie, i beccaccini, le gallinelle d'acqua, le pavoncelle, i pivieri e le galline prataiole. In molte zone del Monte Acuto si praticava anche la caccia grossa, soprattutto la caccia al cinghiale. Alcuni cacciatori esercitavano la caccia come professione, ad esempio a Ozieri, e vendevano la selvaggina alle persone dedite alle attività terziarie che vivevano in città.
La pesca fluviale era abbastanza sviluppata in tutto il territorio. Le anguille venivano pescate in autunno mediante sbarramenti di pietre e reti, nei periodi di piena e quando l'acqua era torbida, e d'estate con nasse intrecciate. La tinca, abbondantissima nei fiumi e nei ruscelletti veniva pescata con le mani in primavera, mentre nel mese giugno la pesca avveniva mediante prosciugamento delle pozze. A partire dal 1940 le tinche sono state sostituite con le carpe. D'estate nel Rio Utteri che arriva fino a Nughedu e nel Rio Adu 'e rughe, che sale fino a Pattada, si pescavano le trote. I pescatori professionisti le catturavano direttamente con le mani.
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