COMUNITÀ MONTANA DEL MONTE ACUTO
       
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Le piante officinali sono specie spontanee molto diffuse nei climi mediterranei, grazie allo sviluppo di meccanismi di difesa dall’aridità (cere e olii essenziali) o da organismi patogeni (tannini), che l’uomo ha imparato a sfruttare. Il Monte Acuto è ricco di queste essenze, alcune specie comuni, altre rare o endemiche. Anche se l’uso farmaceutico è quello più conosciuto, in realtà le piante officinali comprendono essenze utili nei campi più svariati, come cosmetica, tintoria, profumeria, cucina. Molti usi attuali, anche industriali, sono la versione ’moderna’ di pratiche ancestrali. Visitare il Monte Acuto significa anche apprezzarne la grande biodiversità vegetale e conoscerne gli antichi usi popolari.
Fra le più importanti specie a uso farmaceutico, la digitale (Digitalis purpurea L., stracchiddaddori in sar-do), pianta biennale dalla splendida fioritura purpurea, contiene glicosidi ad azione cardiotonica, estratti dalle foglie basali raccolte da piante in fiore. Molto usato in passato il salice rosso (Salix purpurea L.), arbusto dei corsi d’acqua collinari, di cui venivano fatti decotti, a uso antiepiretico, antisettico e antireumatico, con la corteccia dei giovani rami.
Nell’ambito dell’attività tintoria era notevole l’uso dell’ontano nero [Alnus glutinosa (L.) Gaertner, alinu in sardo], albero a foglie caduche che, lungo fiumi e torrenti, crea boschi a galleria. La corteccia e i giovani rami, per l’elevato contenuto in tannini, erano utilizzati in tutta la Sardegna per colorare di nero l’orbace e la lana.
La lavanda selvatica (Lavandula stoechas L.), piccolo arbusto sempreverde delle garighe collinari, grazie ai suoi olii essenziali veniva tradizionalmente usata nella profumeria. Sia i fiori sia le foglie di questa specie erano utilizzati come antitarmico per la biancheria. Infine, nell’ambito alimentare primeggia il timo (Thymus herba-barona L.), suffrutice prostrato endemico dei monti sardi e còrsi, dove vive al di sopra degli 800 metri sui substrati silicei; viene utilizzato nella cucina tradizionale, oltre che in campo farmaceutico, liquoreria e cosmetica.

Lo Zafferanetto di Requien (Romulea requienii Parl.) è una bulbosa endemica sardo-corsa e dell’Arcipelago toscano, dove si sarebbe originata e diffusa in parallelo a specie affini del Mediterraneo settentrionale. Specie eliofila indifferente al substrato e all’altitudine, preferisce i suoli umidi. [EF] La Digitale (Digitalis purpurea L.), stracchiddaddori in sardo, vive nelle zone collinari e montane, su suoli silicei, preferendo il limite del bosco e le zone percorse da incendi. È una pianta officinale molto importante: contiene due glucosidi caratteristici (digitossina e digitalina) ad azione cardiotonica. [EF] La Lavanda selvatica (Lavandula stoechas L.) è un arbusto che vegeta su suoli silicei percorsi dal fuoco, a diverse altitudini: si rinviene assieme ai cisti nelle garighe. Le specie mediterranee del genere, per l’elevato contenuto in olii essenziali, sono tradizionalmente usate nell’industria profumiera. [EF] L’ontano nero (Alnus glutinosa L. Gaertner, alinu in sardo) è un albero che vegeta lungo fiumi e torrenti, dove dà luogo a tipiche formazioni a galleria. La corteccia e i giovani rami, per l’elevato contenuto in tannini, erano utilizzati in tutta la Sardegna per colorare di nero l’orbace e la lana. [EF]
Lo Zafferanetto di Requien
(Romulea requienii Parl.)
La Digitale
(Digitalis purpurea L.)
La Lavanda selvatica
(Lavandula stoechas L.)
L’ontano nero
(Alnus glutinosa L. Gaertner, alinu in sardo)


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Pattada
-Cooperativa Sololche, loc. Sololche, tel. 079 755855-756009, e-mail: rag.sololche@tiscali.it
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-Zafferano di Ozieri, Antonella Dessena, cell. 347 8737235, web.tiscali.it/antonelladessena
Pattada
-Coop. Agrosilvestre Sololche, via S. Sabina 23, tel. 079 756053

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