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Questo è il paesaggio della sughera, il cui frutto, il sughero, è stato utilizzato dalluomo fin dalle antiche civiltà pastorali quale materiale delezione per molteplici usi.
Camminare in una sughereta appena decorticata, in cui il rosso dei fusti contrasta con il verde ceruleo delle chiome, rimarrà per chiunque uno spettacolo indimenticabile.
Un mare derba: queste sono vallate e pianure dove pascoli sconfinati, incorniciati da una fitta trama di muri a secco, sono il segno più evidente della presenza delluomo. Le ricche fioriture di asfodelo, orchidee e papaveri dominano la primavera, mentre a inizio estate è luomo, con la fienagione, a imprimere geometrie regolari ai campi.
Planu e Padres, Nughedu.
Il paesaggio è disegnato da sughere modellate dal vento.
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![Foresta pietrificata. Il territorio del Monte Acuto è ricco di legni silicizzati relativi alla formazione lacustre Auct. (18-25 milioni di anni) e di provenienza alloctona. Si tratta comunque di entità relative a flore subtropicali calde caratterizzate da alternanza di periodi aridi ed umidi. [EF]](img/t_np_collina1a.jpg) |
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![Macchia di arbusti sempreverdi. In seguito alla degradazione del bosco o della macchia alta, si formano delle garighe dominate da specie del genere Cistus (mudeju in logudorese), cui si associano leguminose arbustive. Queste formazioni hanno un ruolo essenziale nel processo evolutivo che porta alla ricostituzione del bosco. [EF]](img/t_np_collina2a.jpg) |
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![Vulcaniti di Mores e Ittireddu. II conetti di scorie vulcaniche sono delle strutture tipiche del Logudoro, che interessano anche alcune zone del Monte Acuto, dove spicca per importanza il Monte Lisiri di Ittireddu. Queste strutture sono costituite da un rilievo a tronco di cono e da una colata lavica,geneneralmente di modesta estensione. [EF]](img/t_np_collina3a.jpg) |
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![La Sughera (Quercus suber L.), suelzu in sardo, è una quercia sempreverde alta fino a 15 metri che vive nel Mediterraneo occidentale, in climi umidi ma non rigidi. È stata avvantaggiata dalluomo nel corso dei secoli, grazie alla produzione del sughero, a discapito di leccio e roverella, utilizzati per il legname. Molte sugherete e i pascoli alberati a sughera sono il risultato dellintervento selettivo delluomo sullambiente. Nel Monte Acuto è notevolmente diffusa su suoli granitici, anche con esemplari secolari, specie in zone pianeggianti del piano collinare. [EF]](img/t_np_collina4a.jpg) |
| Foresta pietrificata. |
Macchia di arbusti sempreverdi. |
Vulcaniti di Mores e Ittireddu. |
La Sughera (Quercus suber) |
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![Il Cinghiale sardo (Sus scrofa meridionalis Forsyth Major, 1882) è la varietà sarda del cinghiale europeo da cui differisce per le minori dimensioni e per la testa più grande, allungata nella parte anteriore. È ormai difficile trovare la tipica varietà sarda. Si riproduce in quasi tutti i periodi dellanno e le femmine possono partorire fino a 16 piccoli. Nel Lugudoro, Goceano e Marghine è chiamato Porcàbru. [IM]](img/t_np_collina1.jpg) |
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![Il Riccio (Erinaceus europaeus Linnaueus, 1758) è un mammifero dal corpo tozzo, riconoscibile dalla presenza di aculei sul dorso e per il muso allungato. Vive nei terreni secchi tra macchie e siepi, raramente nei boschi. Costruisce le tane nel terreno da dove esce al crepuscolo per andare in cerca di cibo. Nel Lugudoro è chiamato con i nomi di Erìtti o Orìttu, mentre in Gallura è detto Rìzzu. [IM]](img/t_np_collina2.jpg) |
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![La Pernice sarda (Alectoris barbara barbara Bonnaterre, 1790) è un galliforme di media taglia, tozzo con ali corte e arrotondate, nuca e dorso castani, faccia e petto grigio, ventre beige chiaro con grosse strie trasversali bianche e nere. In Sardegna è presente ovunque soprattutto nelle zone collinari con macchia alta intervallata da campi coltivati. [IM]](img/t_np_collina3.jpg) |
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![La Volpe sarda (Vulpes vulpes ichnusae, 1907) è lunico Canide selvatico vivente in Sardegna. Ha abitudini prevalentemente notturne. Si nutre principalmente di roditori, conigli, lepri, animali da cortile e in minima parte di vegetali. Si riproduce nel periodo tra gennaio e marzo e la femmina può partorire da 3 a 12 piccoli, dopo una gestazione di 50/60 giorni. [IM]](img/t_np_collina4.jpg) |
Il Cinghiale sardo (Sus scrofa meridionalis Forsyth Major, 1882) |
Il Riccio (Erinaceus europaeus Linnaueus) |
La Pernice sarda (Alectoris barbara barbara Bonnaterre, 1790) |
La Volpe sarda (Vulpes vulpes ichnusae) |
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Colline di Oschiri con pascolo intensivo.
Sulle colline orientali del Monte Acuto, naturalmente occupate da sugherete,
le attività umane hanno portato spesso alleliminazione del manto boschivo e alla sua sostituzione con distese di pascoli che determinano un nuovo assetto ambientale, a volte eccessivamente "piatto" ed ecologicamente semplificato.
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![La Lavanda selvatica (Lavandula stoechas L.) è un arbusto che vegeta su suoli silicei percorsi dal fuoco, a diverse altitudini: si rinviene assieme ai cisti nelle garighe. Le specie mediterranee del genere, per lelevato contenuto in olii essenziali, sono tradizionalmente usate nellindustria profumiera. [EF]](img/t_np_collina2b.jpg) |
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![Lo Zafferano minore (Crocus minimus DC.) endemica di Sardegna, Corsica meridionale e Capraia. È una specie eliofila che predilige i suoli poveri e acidi dellalta collina e delle zone montane, dove forma densi pratelli tra la fine dellinverno e linizio della primavera. [EF]](img/t_np_collina3b.jpg) |
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![Il Mirto (Myrtus communis L., multa in sardo), diffuso in tutto il Mediterraneo, è un arbusto di medie dimensioni che non tollera leccessiva aridità ma preferisce le vallecole fresche, dove può crescere fino a 5-6 metri. Dalle bacche e dalle foglie si ottengono due distinti liquori, tradizionalmente prodotti in Sardegna, oggi conosciuti in tutto il mondo. [EF]](img/t_np_collina4b.jpg) |
| Germoglio di Roverella. |
La Lavanda selvatica (Lavandula stoechas) |
Lo Zafferano minore (Crocus minimus) |
Il Mirto (Myrtus communis) |
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