COMUNITÀ MONTANA DEL MONTE ACUTO
       
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La sensibilità del visitatore sarà colpita dall’incontro con il bosco mediterraneo, la lecceta, di cui rimangono vetusti lembi a Badde Puzzone (Tula), nel Demanio Forestale di monte Lerno (Pattada), nell’Oasi di protezione faunistica di Filigosu (Òschiri), nei versanti del Limbara (Berchidda), dove è in fase di completamento un arboreto delle specie mediterranee, e sui monti di Alà dei Sardi.
Inoltrarsi in uno di questi monumenti naturali consente un tuffo nel passato: giochi di luci avvolgono lecci secolari ammantati di muschi, ai cui piedi spuntano profumatissimi ciclamini e violette, mentre negli angoli più freschi crescono l’agrifoglio, il tasso e la rara rosa di bosco, la peonia. L’incontro con animali elusivi, come il topo quercino, la martora, l’astore, la ghiandaia e il picchio rosso, sarà avvincente quanto fugace.
Altro elemento caratterizzante l’ambiente sono i vasti altipiani, vulcanici e granitici, fra i quali domina quello di Buddusò, dove nasce il fiume sardo più lungo, il Tirso.

Il massiccio granitico del Limbara
rappresenta il complesso montuoso più elevato della provincia di Sassari (Punta Balestrieri m 1359) e costituisce un confine naturale tra Monte Acuto e Gallura. Si tratta della manifestazione più imponente del ciclo orogenetico ercinico sardo-corso.


Sculture naturali di granito. L’asportazione dei sabbioni di origine granitica, unitamente al lento sollevamento del territorio, porta all’affioramento di guglie e pinnacoli che, una volta messi a nudo, sono esposti all’azione degli agenti atmosferici. Questi, interagendo con la roccia, creano forme tafonate e bizzarre che caratterizzano il paesaggio. [EF] Ginepro comune modellato dal vento.Il ginepro (Juniperus oxycedrus L. ssp. oxycedrus), detto niberu nella lingua sarda, può crescere fino a 8-10 metri. Nelle zone montane  del Monte Acuto occupa rocciai ben soleggiati:  qui un vetusto esemplare modellato dal vento dominante, fino ad assumere il caratteristico portamento a bandiera. [EF] Rocciai di vetta con gariga. Gli estesi rocciai di vetta ospitano numerosi endemismi, grazie anche alle particolari condizioni microclimatiche delle creste. Fra queste entità si possono ricordare il timo (Thymus herba-barona (Loisel.), l’armeria (Armeria sardoa Sprengel ssp. sardoa) e la ginestra corsica (Genista corsica (Loisel.) DC.). [EF] I licheni sono il risultato della simbiosi tra funghi e alghe: gli uni consentono l’acquisizione dell’acqua anche su substrati molto poveri, le seconde forniscono le sostanze organiche prodotte con la fotosintesi. Per questo i licheni riescono a vivere anche sulla roccia nuda e sono quindi degli organismi pionieri importantissimi. [EF]
Sculture naturali
di granito.
Ginepro comune modellato dal vento Rocciai di vetta con gariga. I licheni

Il timo (Thymus herba-barona (Loisel.), armidda in sardo, è un suffrutice dalla caratteristica forma a pulvino. Pianta endemica delle zone montane di Sardegna e Corsica, nel Monte Acuto vive al di sopra degli 800 metri con preferenza per i substrati silicei. È utilizzato nella cucina tradizionale per l’intenso aroma. [EF] Il pancrazio (Pancratium illyricum L.)è una pianta bulbosa endemica di Sardegna, Corsica e isola di Capraia (Arcipelago toscano). La fioritura inizia a marzo sulle coste e si protrae fino all’estate in montagna. Nel Monte Acuto è sporadica nelle aree montane. [EF] Il tasso (Taxus baccata L.), tassu in sardo, può raggiungere i 20 metri d’altezza e predilige le zone montane fresche ed ombrose con terreno profondo. Nel Monte Acuto si trova in vallecole fresche e riparate delle zone cacuminali dei rilievi, oppure all’interno di formazioni a leccio o roverella. [EF] La ginestra corsica (Genista corsica (Loisel.) DC.) specie endemica di Sardegna e Corsica, forma pulvini che danno luogo alle garighe xerofile che sostituiscono forme più evolute della vegetazione, eliminate dall’azione antropica. Nel Monte Acuto si trova prevalentemente nelle aree montane degradate. [EF]
Il timo
(Thymus herba-barona)
Il pancrazio
(Pancratium illyricum L.)
Il tasso
(Taxus baccata L.)
La ginestra corsica
(Genista corsica (Loisel.) DC.)
Falesia.
L’ambiente montano delle falesie, con alti dirupi difficilmente raggiungibili per l’uomo, offre rifugio a molti uccelli rapaci che qui costruiscono i loro nidi dai quali si lanciano a caccia di prede nelle valli sottostanti. [IM]


Il Muflone (Ovis mysimonn Linnaeus, 1758), nel Lugudoro è chiamato Muròne, fino ad un secolo fa popolava quasi tutti i massicci montuosi; oggi, a causa della caccia incontrollata, del disboscamento e degli incendi, il suo areale si è ridotto. La stagione degli amori dura da ottobre a dicembre e,dopo circa 150 giorni di gestazione, da febbraio a marzo, nascono i piccoli che al quindicesimo giorno cominciano già a brucare. [IM] Il Picchio rosso maggiore (Picoides major) vive nei boschi, parchi e giardini. Si nutre di insetti del legno e loro larve, occasionalmente uova e nidiacei di altri uccelli. Costruisce i nidi nella cavità di alberi a circa 3 metri di altezza dove depone 4 (3-8) uova da maggio a giugno. La colorazione delle penne è bianca e nera con l’addome rosso. [IM] La Martora sarda (Martes martes latinorum Barret-Halmilton) di colore bruno-giallastro con coda lunga e spessa e con una macchia giallastra nella parte anteriore del petto. Vive nelle foreste e nelle macchie molto folte dove caccia roditori, anfibi e rettili, non disdegna piccoli di lepre e coniglio. Si costruisce una tana nel terreno dove partorisce da 2 a 7 piccoli. [IM] L’Astore di Sardegna (Accipiter gentilis arrigonii Kleinschmidt, 1903)è riconoscibile per la parte superiore del corpo bruno scuro e quella inferiore biancastra con fitte striature trasversali scure e per le dimensioni (apertura alare di circa 100-120 cm). Vive nei boschi di grandi dimensioni dove costruisce sugli alberi più grandi il nido nel quale depone dalle 2 alle 4 uova. [IM]
Il Muflone
(Ovis mysimonn Linnaeus)
Il Picchio rosso maggiore
(Picoides major)
La Martora sarda
(Martes martes latinorum Barret-Halmilton)
L’Astore di Sardegna
(Accipiter gentilis arrigonii Kleinschmidt)

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