COMUNITÀ MONTANA DEL MONTE ACUTO
       
TURISMO NATURAPATRIMONIOPRODOTTITRADIZIONI
ARCHEOLOGIA
ARTE
ARCHITETTURA
amministrazione
informazioni
comuni
 
Il territorio del Monte Acuto, caratterizzato da una piana alluvionale solcata dalla vasta rete idrografica del rio Mannu-Coghinas e collegata ai naturali sbocchi al mare, è stato frequentato dall’uomo fin da età remota: ne sono testimonianza alcuni strumenti in selce esposti nel Museo di Ozieri, che possono essere attribuiti genericamente al Paleolitico. Sono noti finora almeno 400 insediamenti preistorici, documentati da ritrovamenti ceramici e litici provenienti da siti all’aperto, dalle grotte, dagli ipogei sepolcrali che, scavati nella roccia dall’uomo, costituiscono un importante indicatore indiretto di uno stanziamento umano.
Le grotte, che si aprono nelle bancate calcaree di Ozieri, Nughedu San Nicolò e Mores, hanno restituito le più antiche testimonianze della frequentazione umana del territorio. Infatti ad un momento compreso fra la fine del Neolitico antico e il Neolitico medio (5000-4500 a.C.) va riferito un anellone in pietra proveniente dalla grotta di Bariles di Ozieri: si tratta di un oggetto di prestigio e di ornamento che trova confronti in Sardegna (grotta di Filiestru di Mara) e in stazioni neolitiche coeve dell’Italia.

L’insediamento preistorico
La distribuzione geografica dei ritrovamenti e soprattutto degli ipogei ha condotto alla individuazione di particolari scelte d’insediamento. I nuclei insediativi, costituiti da più siti vicini fra loro, ma dispersi sul territorio, sono di tipo accentrato nelle aree calcaree e si concentrano in zone prospicienti le pianure solcate dai corsi d’acqua, in particolare presso quelli maggiori, lungo le cui direttrici si allungano, mentre si rarefanno nelle zone pedemontane granitiche della Gallura, dove la presenza dei tafoni creava dei ripari che potevano essere utilizzati come abitazione.
Si tratta di insediamenti in grotta e all’aperto di comunità stanziate stabilmente in aree permissive per l’insorgenza dell’economia produttiva, basata sull’agricoltura e l’allevamento, mentre il fiume costituiva altresì il mezzo di diffusione di prodotti e di idee. Sono note nel territorio grotte e ripari, che possono aver avuto un utilizzo abitativo per le caratteristiche morfologiche e per la tipologia dei materiali rinvenuti, e resti di strutture in pietra di capanne a pianta circolare e quadrangolare, tutte da approfondire. Le caratteristiche degli abitati sono tuttavia meglio identificabili nelle architetture scavate negli ipogei funerari che riproducono la casa dei viventi per motivi legati a profonde convinzioni religiose. Attraverso questa documentazione possiamo individuare, pur tenendo conto delle modificazioni e riutilizzazioni avvenute fino in tempi recenti, un tipo di abitazione circolare ed uno rettangolare, con ambienti generalmente disposti in successione, oppure a sviluppo centripeto, cruciforme o a "T" su un vano di disimpegno, che documentano l’esistenza di un progetto architettonico che presiedeva alla costruzione della casa. Compaiono inoltre elementi architettonici quali gli zoccoli, i travi di angolo, il trave di colmo del tetto, il soffitto spiovente, la porta con architrave, stipiti, incastri e scorniciature per la chiusura, il focolare circolare al centro dell’ambiente, i gradini di ingresso, i porticati esterni. Si configurano abitazioni semplici anche con un solo ambiente rispetto a case articolate in più vani con implicazioni connesse a un diverso status sociale dei componenti la comunità, e a tempi diversi di costruzione.
Si evidenziano vari tipi di abitazione che documentano l’importanza che aveva la casa per queste comunità sedentarie, ma anche i cambiamenti che questa subiva nel tempo a seguito dei mutamenti di cultura.

Grotta Su cunnu ’e s’acca, Monte Lacchesos, Mores. La cavità è stata frequentata anche in età romana. [PB] Grotta Cherchizzos,Monte Lacchesos, Mores. Il riparo era frequentato anche in età bizantina, forse da monaci eremiti. [PB] Necropoli di Ludurru, Buddusò. Ingresso alla Domus 1. L’ipogeo presenta fessurazioni provocate da antichi movimenti tellurici. [PB] Necropoli di Iselle, Buddusò. Domus 3. Anticella con focolare sul pavimento e portello scorniciato per allogare il chiusino. [PB]
Grotta Su cunnu ’e s’acca, Monte Lacchesos, Mores. Grotta Cherchizzos, Monte Lacchesos, Mores. Necropoli di Ludurru, Buddusò. Necropoli di Iselle, Buddusò.

Il mondo del sacro e della morte
Questo suggestivo aspetto delle culture neolitiche è particolarmente significativo in questo territorio.
È nota la grotta sepolcrale di San Michele di Ozieri, in cui sono evidenti pratiche di culto per i defunti con l’offerta, entro le nicchie, di vasi dalle forme varie e raffinate che contenevano resti di pasto, finemente decorati con complesse simbologie che affondano le radici nelle ideologie e nei rituali legati alle attività dell’agricoltura e dell’allevamento, nonché la deposizione di idoli in pietra di Dea Madre che dovevano accompagnare il defunto nel mondo ultraterreno.
A profonde motivazioni religiose risponde inoltre l’escavazione nelle rocce calcaree, trachitiche e granitiche dei numerosi ipogei che punteggiano anche questo territorio. Chiamate dal popolo spesso "domus de janas" - "case delle fate o delle streghe", secondo l’immaginario collettivo - documentano l’impegno della comunità di assicurare al defunto la rinascita deponendolo nel grembo della terra.
Queste riproducono la casa e sono decorate con i simboli della rinascita, scolpiti, incisi o dipinti: le corna e le protomi che rimandano al toro, emblema della forza e della fecondità; la "falsa porta", che indica il passaggio al mondo ultraterreno; la pittura rossa, simbolo del sangue e della fertilità.
All’interno di alcuni ipogei, posti in posizione eminente, e che presentano elementi riconducibili alla sfera cultuale si svolgevano forse complessi rituali. Erano forse le sepolture di capi-sciamani che esercitavano un potere politico - religioso e godevano di prestigio presso la comunità.
Particolari tecnico - architettonici presenti negli ipogei inclinano a ritenere che vi fossero maestranze specializzate attive in più insediamenti di questo territorio.

Grotta San Michele, Ozieri. La grotta sepolcrale ha restituito resti di inumati a cui erano dedicate offerte in vasi finemente decorati e pratiche rituali indiziate dal rinvenimento di un idolo di dea madre e di un ciottolo inciso. Il luogo sacro era indicato da due pietre fitte che chiudevano l’imboccatura della cavità. La sacralità del luogo perdurò fino all’età cristiana quando venne eretta sul luogo, forse in età tardo-antica, la chiesa dedicata a San Michele. [PB] Grotta San Michele, Ozieri. Pisside decorata sulla parete con motivi corniformi e protomi di ariete e sul fondo da un motivo solare, espressione del culto della fertilità (Cultura di Ozieri, 3.500-2.900 a.C). [PB] Coron ’Alva, Ozieri. La necropoli, costituita da dieci ipogei, domina Bisarcio. Nella domus 9 un duplice motivo corniforme è scolpito sul portello di ingresso alla cella di deposizione. [PB] Tomba delle Architetture, S’Istria, Nughedu San Nicolò. I portelli sia all’interno che all’esterno sono inquadrati in cornici piatte. Le pareti conservano tracce di pittura di ocra rossa, simbolo del sangue e della rigenerazione (fine del IV millennio a.C.). [PB] Malghesi, Oschiri. I venticinque ipogei di questa necropoli, scavata nel granito, compredono fino a sei ambienti con complessi schemi planimetrici che ne evidenziano il lungo utilizzo (IV-III millennio a.C.). [PB]
Grotta San Michele, Ozieri. Coron ’Alva, Ozieri. Tomba delle Architetture, S’Istria, Nughedu San Nicolò. Malghesi, Oschiri.

L’età del rame
Nel territorio del Monte Acuto è nota la presenza di giacimenti metalliferi, principalmente di rame. Scarsi sono tuttavia gli elementi, soprattutto scorie di fusione, che documentano la pratica dell’attività metallurgica nella fase più antica dell’Età dei metalli, nota come Età del rame o calcolitico (III millennio a.C.). Le testimonianze monumentali di questa età a noi pervenute, muraglie, dolmen e menhir (in bretone rispettivamente "pietra-tavola" e "pietra fitta"), rientrano in quel vasto movimento culturale, caratterizzato da costruzioni a grandi massi, e perciò detto megalitismo, che coinvolge l’Europa da occidente ad oriente e non solo.
Di queste popolazioni bellicose, di cui ci sono note armi in pietra dette asce-martello provenienti dai territori di Ozieri e di Berchidda, conosciamo solo indirettamente gli insediamenti che ricalcano solo in parte gli abitati precedenti.
Questi sono concentrati in aree elevate, talvolta fortificati e collegati con vie di transumanza, note fino ai giorni nostri, che costituiscono pertanto le preesistenze dei percorsi protostorici e storici. Anche le abitazioni ci sono note da scarsi resti di strutture absidate, dai ripari sotto-roccia nelle aree granitiche, dai sepolcri che imitano la casa: ipogei a pianta rettangolare, preceduti da lunghi corridoi, anche costruiti con lastroni, e dolmen a pianta rettangolare con lastrone di copertura piano, raramente a doppio spiovente, e a pianta circolare.
Queste varie tipologie sono forse indicative di momenti cronologici e di influssi culturali diversi giunti in questo territorio, che fa da cerniera fra a Gallura, il Marghine e il Dorgalese, dove il megalitismo è molto diffuso.

Su Crabu Figu, Nughedu San Nicolò. Menhir presso il dolmen. [PB] Punta Su Sordanu, Nughedu San Nicolò. Dolmen a pianta rettangolare inserito in un muro a secco. A circa 3 m giace un menhir alto 1,20 m. Nel sito si trova un’estesa necropoli dolmenica, una muraglia megalitica e una struttura absidata. [PB] Punta S’Arroccu, Ozieri - Chiaramonti. La muraglia megalitica, che si estende per 40 m con due varchi a N e W, recinge una parte dell’altopiano a strapiombo sul Campo di Ozieri. All’esterno sono dolmen e menhir. [PB]
Su Crabu Figu,
Nughedu San Nicolò
Punta Su Sordanu,
Nughedu San Nicolò
Punta S’Arroccu,
Ozieri - Chiaramonti

La religione megalitica
Di queste popolazioni a prevalente economia pastorale sono note soprattutto aree sacro-sepolcrali, che occupano luoghi alti, vere e proprie montagne sacre in cui si evidenzia uno stretto rapporto con la natura e in cui a fatica si distingue la mano dell’uomo.
Compaiono muraglie che recingono come un limes religioso l’area sacra, penetrabili solo attraverso passaggi obbligati, che sovrasta orridi dirupi. All’interno si configurano circoli megalitici o si snodano percorsi rituali di oscuro significato segnati da menhir in allineamento, in coppia, in raggruppamento, da rocce a nicchie e a coppelle che conducono a sepolcri dolmenici venerati.
Sui lastroni di copertura di questi compaiono sia all’interno che all’esterno, ma anche talvolta sulla parete, caratteristiche coppelle, testimonianza forse di una religione cosmica praticata da queste popolazioni pastorali abituate a seguire gli astri nel loro vagare al seguito delle greggi.
Lungo questi sentieri della transumanza, indicati spesso dai menhir, si trovano i ripari istoriati in cui compaiono i segni dei loro rituali: antropomorfi itifallici dipinti con ocra rossa, che attendono a danze orgiastiche, forse propiziatorie della fecondità, nel riparo di Luzzanas di Ozieri; particolari formazioni granitiche circondate da una larga solcatura verdastra, motivi che possono essere assimilati a coppelle al positivo, forse riferibili a simbologie cosmiche, nel riparo di Punta IsteddÏ, in una frazione di Buddusò.

Sa Coveccada, Mores. Dolmen monumentale a pianta rettangolare. La lastra frontale, volta a SE, presenta un portello arcuato, alla cui sinistra si trova una nicchia. All’interno sulla parete sinistra si apre uno stipo. Nei pressi giace un menhir (h 1,50). Il monumento trova confronto con il dolmen di Coste Rouge nell’Hérault (III millennio a.C.). [PB] Abialzos, Berchidda. Tutto il monte è interessato dalla presenza di monumenti megalitici sacro - sepolcrali che culminano sulla cima con un dolmen a lunga pianta rettangolare e i resti forse di un santuario (III millennio a.C.). [PB] Sas Conzas, Olensas, Ittireddu. Menhir ora conservato nel Civico Museo Archeologico. [PB] Montiju Coronas, Ozieri. Dolmen a pianta rettangolare con allèe (galleria) a N, lunga 9,80 m, che trova confronti con il megalitismo del Midi della Francia (III millennio a.C.). [PB]
Sa Coveccada, Mores Abialzos, Berchidda Sas Conzas, Olensas, Ittireddu Montiju Coronas, Ozieri

HOME - MAPPA DEL SITO - CONTATTACI - CREDITS©2004 VI Comunità Montana della Sardegna  
archeologia nuragica
archeologia romana