COMUNITÀ MONTANA DEL MONTE ACUTO
       
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Di questa civiltà, che abbraccia un ampio spazio temporale compreso fra l’Età del bronzo medio e l’Età del ferro (XVI-VI sec. a.C.), conosciamo nel territorio circa 290 nuraghi o complessi nuragici, con una densità pari a 5,12 per Kmq.
Di questi monumenti, ben mimetizzati nel paesaggio perché costruiti con la pietra locale, individuiamo costruzioni semplici, costituite da un’unica torre a tronco di cono; complesse con l’aggiunta di più torri variamente articolate; miste, con avancorpi inglobati nella roccia, attraversati da corridoi, che costituiscono la base di elevati a tholos.
È una civiltà caratterizzata dall’affermarsi di una "elite" di costruttori, di grandi architetti che piegano questo elemento a tutte le esigenze costruttive, in elevato, in estensione e nelle viscere della terra, inventori e depositari delle leggi che regolano questo atto sacro.
Gli importanti ripostigli di bronzi rinvenuti nel territorio individuano un articolato strumentario, composto di seghe, asce, picconi, cunei, catene, ecc. che potevano agevolare la l’estrazione del materiale lapideo e la costruzione di questi monumenti mediante l’utilizzo di impalcature lignee e di macchine semplici per il sollevamento e posizionamento dei massi.
I nuraghi si dispongono ai bordi degli altopiani, in zone pedemontane intorno alla pianura, lungo il corso dei fiumi, con particolari concentrazioni su opposte sponde, intorno ad un’area mineraria. Si evidenzia una strategia di insediamento di una società complessa e stratificata, volta al controllo delle vie di comunicazione e delle aree produttive, con il nuraghe, dimora e sede del potere, il villaggio, centro abitato in cui si esercitano le attività produttive, e con le aree sacro-sepolcrali e sacre nettamente distinte.

Nuraghe Loelle, Buddusò. Il nuraghe si compone di un avancorpo bilobato che ingloba uno spuntone roccioso, sulla cui sommità è una torre. Il primo lobo comprende un sotto-piano, a cui si accede da un ingresso esterno, la nicchia a destra dell’ingresso al monumento e la scala elicoidale che conduce al primo piano; il secondo racchiude due semicamere su livelli diversi, collegate da una scala. Una scala conduce quindi al terrazzo dove si apre l’ingresso al corridoio della torre con nicchia a destra, rampa a sinistra che conduce al terzo piano e ingresso alla camera con due nicchie. Intorno sono le capanne circolari del villaggio e due tombe di giganti (XIII sec. a.C.). [PB] Nuraghe Sa Mandra ’e Sa Jua, San Nicola, Ozieri. Il monumento, di tipo complesso bilobato, presenta una planimetria regolare che sembra presupporre un progetto costruttivo, che sfrutta lo spazio in estensione e in altezza. La torre centrale e le torri laterali, che presentano ciascuna due ambienti, avevano in origine due piani. Nella camera della torre centrale è stato scavato un pozzo. Il monumento controlla il rio Mannu (XIII sec. a.C.). [PB] Nuraghe Intro ’e Serra, Alà dei Sardi. Nel registro inferiore è l’ingresso all’avancorpo, che circonda lo spuntone roccioso entro cui si snoda un corridoio, in quello superiore l’ingresso alla torre che occupa la sommità della roccia. A questo nuraghe afferisce la tomba di giganti di Mala Carruca presso il santuario di San Francesco (dal XV sec a.C.). [PB] Nuraghe S’Arroccu, Tula. Apertura della torre principale. Il monumento, di tipo complesso è situato presso la chiesa di N. S. di Coros, dove era una tomba di giganti. [PB]
Nuraghe Loelle,
Buddusò
Nuraghe Sa Mandra ’e Sa Jua, San Nicola, Ozieri Nuraghe Intro ’e Serra,
Alà dei Sardi
Nuraghe S’Arroccu, Tula

Nuraghe Boddò, Alà dei Sardi. Torre nuragica: paramento in opera sub-rettangolare di granito con feritoie della scala elicoidale (XIII sec. a.C.). [PB] Nuraghe Ruju, Buddusò. Torre con resti del bastione. Il nuraghe è situato nella fertile pianura di Padru Oes attraversata dal rio Mannu. Nei pressi sono visibili i resti della camera del pozzo (XIII sec. a.C.). [PB] Nuraghe Lerno, Pattada. La torre centrale e le strutture dell’insediamento bizantino che ne obliterano l’accesso dal piano terra. Un bastione ingloba tre torri laterali. Intorno sono le capanne circolari del villaggio nuragico e un muro di cinta e all’esterno di questo le strutture rettangolari del villaggio medievale di Lerron (XIII sec a.C.-XIII sec. d.C.). Il sito, che dominava il rio Mannu, oggi lago, è stato abitato a partire dal Neolitico recente (Cultura di Ozieri). [PB] Nuraghe San Pantaleo, Ozieri. Il monumento, che domina l’ansa del rio Mannu, prende il nome dai ruderi della chiesa omonima. Del nuraghe, di tipo complesso con muro di cinta e resti del villaggio, è possibile visitare la torre centrale che ha due aperture, rispettivamente a sud e ad est, collegate con un corridoio, in cui si apre l’ingresso ad una torre coperta a tholos, che fuoriesce attraverso un’apertura (XIII sec. a.C.). [PB]
Nuraghe Boddò,
Alà dei Sardi
Nuraghe Ruju,
Buddusò
Nuraghe Lerno,
Pattada
Nuraghe San Pantaleo, Ozieri

le sepolture
Le aree sacro-sepolcrali sono costituite dalle tombe di giganti, indicate così dalla fantasia popolare per la grandezza delle strutture, e talvolta in ambiente granitico dalle tombe in tafone, cavità naturali chiuse da muretti.
Le tombe di giganti, in numero da uno a quattro, sono distanti dal nuraghe e afferiscono talvolta a più monumenti.
Le tombe più antiche presentano una struttura megalitica, evidente sia nella camera sepolcrale sia nei bracci che definiscono lo spazio semicircolare ai lati dell’ingresso (esedra) sia infine nel muro che recinge l’area come un confine sacro.
L’ingresso alla camera è chiuso da una lastra rettangolare superiormente convessa, scorniciata nel contorno e traversata da un listello in rilievo (stele centinata) con alla base una piccola apertura arcuata. Questa ha i precedenti cultuali nella "falsa-porta" degli ipogei neo-eneolitici ad indicare l’ingresso al mondo dei morti e formali nella lastra di chiusura del dolmen di Sa Coveccada di Mores. Particolare interesse rivestono la stele della tomba di giganti di Luzzanas, esposta nel museo di Ozieri, che reca i segni dei culti ipogeici e megalitici e la tomba di Malacarruca di Alà dei Sardi che accanto ad arcaici elementi strutturali conserva una cassettina litica per offerte, scavata nel braccio dell’esedra.
Le tombe più recenti, costruite con pietre disposte a filari di tecnica nuragica, presentano sopra l’ingresso un concio trapezoidale con tre cavità destinate ad accogliere tre betilini conici di carattere cultuale, ma di oscuro significato.
Le fonti tardo - antiche riferiscono che negli spazi antistanti queste tombe si svolgevano riti per propiziare la salute e la fecondità.

Tomba di giganti di Loelle, Buddusò. Camera di deposizione con struttura muraria a filari. Sulla fronte dell’ingresso era inserito un concio trapezoidale con tre dentelli. Il complesso sepolcrale è costituito da due tombe che afferiscono al nuraghe Loelle (dal XIII sec. a.C.). [PB] Tomba in tafone di Mandras, Oschiri. Caratteristica dell’ambiente granitico, questa tomba sfrutta cavità naturali dalle forme caratteristiche. Si apre sulle pendici della altura, dove è situato il nuraghe omonimo. [PB] Tomba di giganti, Conca Nicolitta, Ozieri. Il monumento sepolcrale ha una lunga camera delimitata da ortostati coperta da lastroni. Si notano i bracci dell’esedra e il muro che delimitava il tumulo. La struttura della tomba, che tradisce un’origine dolmenica, fa ritenere che l’ingresso fosse chiuso da una stele centinata, il caratteristico portale delle tombe di giganti. L’area sepolcrale è costituita da quattro tombe, disposte su una modesta altura circondata da un muro (dal XV sec. a.C.). [PB]
Tomba di giganti di Loelle, Buddusò Tomba in tafone di Mandras, Oschiri Tomba di giganti, Conca Nicolitta, Ozieri

Gli edifici di culto
Le fonti tardo-antiche riferiscono di pratiche religiose legate al culto delle acque che si svolgevano nei santuari in particolari circostanze con grande partecipazione degli antichi Sardi.
Tali culti sono documentati nel territorio del Monte Acuto dal rinvenimento di bronzi votivi effettuati nei pozzi o fonti, costruiti nel nuraghe o nelle immediate vicinanze oppure inseriti, in aree elevate, in complessi architettonici di valenza sacra. Sono costruzioni realizzate con un’accurata tecnica costruttiva in pietra anche di diverso colore, in cui erano inseriti talvolta elementi architettonici anche zoomorfi e lunghe spade votive di bronzo a coronamento del tetto.
Si individuano "rotonde", piccoli ambienti circolari con panchina e bacile in pietra al centro, talvolta inseriti in isolati articolati in più vani; fonti di struttura circolare o trapezoidale precedute da un atrio e/o vestibolo percorso da una canaletta; pozzi circolari raggiungibili mediante scale con atri/vestiboli panchinati attraversati da canaletta; sacello circolare con testa taurin inserita nella struttura.
L’area sacra di Sos Nurattolos di Alà dei Sardi, posta a 1000 m di altezza, mostra un singolare percorso rituale che va dalla sorgente di acqua perenne, dove forse avvenivano particolari cerimonie purificatorie, alla capanna con atrio e quindi al tempietto rettangolare, situato in posizione dominante, con a lato un ambiente per deporre gli exvoto.
I rituali dovevano essere rivolti ad una divinità ctonia, che dalle viscere della terra dispensava la vita, a cui si rivolgevano i devoti per invocare fertilità e salute nel corso di festività annuali.

San Luca, Ozieri. Rotonda: ambiente per cerimonie lustrali. Si tratta di un vano circolare, circondato da una panchina con un foro di scolo, che ha un bacile in pietra al centro (X-VIII sec. a.C.). Da questo sito proviene il bronzetto Pugilatore. Indossa un corto gonnellino a punta sul retro e trattiene con le braccia alzate uno scudo forse in cuoio con intelaiatura lignea. Il braccio sinistro è chiuso in una guaina, la mano in un guantone armato legato al polso con una stringa. Il lottatore doveva partecipare ai giochi che si svolgevano nei santuari (VIII-VII sec. a.C.). [PB] Cuccuru Mudeju, Nughedu San Nicolò. Sacello nuragico a pianta circolare, con copertura interna a tholos ed esterna conica. Era costruito a filari di conci di trachite e basalto a T, che presentano incavi per inserire grappe di piombo e dovevano creare un raffinato effetto cromatico (X- IX sec. a.C.). [PB] Sos Nurattolos, Alà dei Sardi. Vestibolo a pianta rettangolare con sedili laterali e ingresso alla camera della fonte. Sulla parete di fondo di questa struttura trapezoidale con copertura gradonata si aprono nicchie quadrangolari, da cui l’acqua fuoriesce perennemente. L’ingresso alla fonte è preceduto da un atrio (X-VIII sec. a.C.). [PB] L’area sacra di Sos Nurattolos, Alà dei Sardi. In primo piano è la fonte, in posizione dominante sono il tempietto rettangolare con atrio panchinato e una capanna con resti di panchina lungo la circonferenza, a cui si accede da un cortile panchinato. [PB]
San Luca, Ozieri Cuccuru Mudeju, Nughedu San Nicolò L’area sacra di Sos Nurattolos, Alà dei Sardi Sos Nurattolos

La metallurgia
Sono noti in questo territorio giacimenti minerari di rame, piombo-argentifero e ferro, sfruttati nell’antichità. Le aree minerarie sono interessate da una fitta concentrazione di insediamenti nuragici, localizzati soprattutto tra Ozieri, Nughedu San Nicolò e Pattada, dove sono in corso ricerche.
Antichi ritrovamenti a Tula di pozzetti circolari con notevoli tracce di combustione sono stati riferiti ad una fonderia. Talenti e "panelle", forme funzionali per la conservazione, il commercio e il trasporto del metallo da fondere, sono stati rinvenuti interi e talvolta in frammenti entro grossi vasi coperti in ripostigli ricavati nella muratura o nel pavimento del nuraghe, che dovevano costituire il "tesoro" della comunità. Crogioli in pietra lavica, tra cui uno a forma di animale quadrupede, sono noti provenire da Ozieri, Ittireddu e Mores. Numerose sono inoltre le matrici di fusione che recano impressa l’impronta di asce, palette, falci, picchi, punte di lancia, rinvenute ad Ozieri, Ittireddu, Mores, Pattada e Berchidda.
È noto infine l’utilizzo della tecnica di fusione a "cera persa" per i bronzi figurati.
Nella figura modellata con la cera e rivestita di argilla era colato il metallo fuso che ne recepiva la forma. Bronzi figurati, armi, oggetti di uso, di ornamento e di culto ci offrono uno spaccato della società nuragica di questo territorio, delle attività economiche e soprattutto delle relazioni dirette o mediate con i popoli del Mediterraneo (Micenei, Ciprioti, Etruschi e Fenici), inquadrabili entro un arco temporale compreso fra la media Età del bronzo e la prima Età del ferro (XV-VII secolo a.C.).

Arciere orante. Copricapo con cresta mediana e corna in avanti. Corta tunica con placca sullo sterno per proteggerlo dal colpo dell’arco. Il braccio destro è levato con mano aperta, il braccio sinistro regge l’arco.Sulle spalle ha un contenitore che regge il turcasso e forse un vaso che conteneva il grasso per ungere la corda dell’arco. [PB] Donna orante che indossa una tunica avviluppata in due avvolgimenti, che formano una balza in fondo, e ricade sul braccio sinistro lasciando scoperta la spalla destra. Sul capo ha una calotta da cui fuoriescono i capelli. La donna che per l’abbigliamento ricercato doveva appartenere ad un ceto elevato, ha il braccio sinistro levato nella posizione dell’orante e il braccio destro proteso forse a reggere un’offerta. [PB] Scala de Boes, Àrdara. Navicella nuragica con protome taurina. Usati come lucerne, questi oggetti di pregio sono stati messi in relazione con l’esistenza di una marineria nuragica (VIII-VII sec. a.C.). [PB] Badu ’e Tuvu, Tula. Navicella nuragica con protome taurina. Questi materiali, fabbricati nell’Isola, e largamente documentati in questo territorio, sono stati rinvenuti in tombe principesche e in santuari dell’Etruria e greci (VIII-VII sec. a.C.). [PB]
Arciere orante Donna orante Scala de Boes, Àrdara Badu ’e Tuvu, Tula

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