Monte Acuto

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Età Neolitica

Archeologia

Il territorio del Monte Acuto, caratterizzato da una piana alluvionale solcata dalla vasta rete idrografica del rio Mannu-Coghinas e collegata ai naturali sbocchi al mare, è stato frequentato dall’uomo fin da età remota. Sono noti finora almeno 400 insediamenti preistorici, documentati da ritrovamenti ceramici e litici provenienti da siti all’aperto, dalle grotte, dagli ipogei sepolcrali che, scavati nella roccia dall’uomo, costituiscono un importante indicatore indiretto di uno stanziamento umano.

L'insediamento preistorico

La distribuzione geografica dei ritrovamenti e soprattutto degli ipogei ha condotto alla individuazione di particolari scelte d’insediamento. I nuclei insediativi, costituiti da più siti vicini fra loro, ma dispersi sul territorio, sono di tipo accentrato nelle aree calcaree e si concentrano in zone prospicienti le pianure solcate dai corsi d’acqua, in particolare presso quelli maggiori, lungo le cui direttrici si allungano, mentre si rarefanno nelle zone pedemontane granitiche della Gallura, dove la presenza dei tafoni creava dei ripari che potevano essere utilizzati come abitazione.
Si tratta di insediamenti in grotta e all’aperto di comunità stanziate stabilmente in aree permissive per l’insorgenza dell’economia produttiva, basata sull’agricoltura e l’allevamento, mentre il fiume costituiva altresì il mezzo di diffusione di prodotti e di idee. Sono note nel territorio grotte e ripari, che possono aver avuto un utilizzo abitativo per le caratteristiche morfologiche e per la tipologia dei materiali rinvenuti, e resti di strutture in pietra di capanne a pianta circolare e quadrangolare, tutte da approfondire. Le caratteristiche degli abitati sono tuttavia meglio identificabili nelle architetture scavate negli ipogei funerari che riproducono la casa dei viventi per motivi legati a profonde convinzioni religiose. Attraverso questa documentazione possiamo individuare, pur tenendo conto delle modificazioni e riutilizzazioni avvenute fino in tempi recenti, un tipo di abitazione circolare ed uno rettangolare, con ambienti generalmente disposti in successione, oppure a sviluppo centripeto, cruciforme o a "T" su un vano di disimpegno, che documentano l’esistenza di un progetto architettonico che presiedeva alla costruzione della casa. Compaiono inoltre elementi architettonici quali gli zoccoli, i travi di angolo, il trave di colmo del tetto, il soffitto spiovente, la porta con architrave, stipiti, incastri e scorniciature per la chiusura, il focolare circolare al centro dell’ambiente, i gradini di ingresso, i porticati esterni. Si configurano abitazioni semplici anche con un solo ambiente rispetto a case articolate in più vani con implicazioni connesse a un diverso status sociale dei componenti la comunità, e a tempi diversi di costruzione.
Si evidenziano vari tipi di abitazione che documentano l’importanza che aveva la casa per queste comunità sedentarie, ma anche i cambiamenti che questa subiva nel tempo a seguito dei mutamenti di cultura.

Il mondo del sacro e della morte

Questo suggestivo aspetto delle culture neolitiche è particolarmente significativo in questo territorio.
A profonde motivazioni religiose risponde l’escavazione nelle rocce calcaree, trachitiche e granitiche dei numerosi ipogei che punteggiano anche questo territorio. Chiamate dal popolo spesso "domus de janas" - "case delle fate o delle streghe", secondo l’immaginario collettivo - documentano l’impegno della comunità di assicurare al defunto la rinascita deponendolo nel grembo della terra.
Queste riproducono la casa e sono decorate con i simboli della rinascita, scolpiti, incisi o dipinti: le corna e le protomi che rimandano al toro, emblema della forza e della fecondità; la "falsa porta", che indica il passaggio al mondo ultraterreno; la pittura rossa, simbolo del sangue e della fertilità.
All’interno di alcuni ipogei, posti in posizione eminente, e che presentano elementi riconducibili alla sfera cultuale si svolgevano forse complessi rituali. Erano forse le sepolture di capi-sciamani che esercitavano un potere politico - religioso e godevano di prestigio presso la comunità.
Particolari tecnico - architettonici presenti negli ipogei inclinano a ritenere che vi fossero maestranze specializzate attive in più insediamenti di questo territorio.

L'età del rame

Nel territorio del Monte Acuto è nota la presenza di giacimenti metalliferi, principalmente di rame. Scarsi sono tuttavia gli elementi, soprattutto scorie di fusione, che documentano la pratica dell’attività metallurgica nella fase più antica dell’Età dei metalli, nota come Età del rame o calcolitico (III millennio a.C.). Le testimonianze monumentali di questa età a noi pervenute, muraglie, dolmen e menhir (in bretone rispettivamente "pietra-tavola" e "pietra fitta"), rientrano in quel vasto movimento culturale, caratterizzato da costruzioni a grandi massi, e perciò detto megalitismo, che coinvolge l’Europa da occidente ad oriente e non solo.
Di queste popolazioni bellicose, di cui ci sono note armi in pietra dette asce-martello provenienti dai territori di Ozieri e di Berchidda, conosciamo solo indirettamente gli insediamenti che ricalcano solo in parte gli abitati precedenti.
Questi sono concentrati in aree elevate, talvolta fortificati e collegati con vie di transumanza, note fino ai giorni nostri, che costituiscono pertanto le preesistenze dei percorsi protostorici e storici. Anche le abitazioni ci sono note da scarsi resti di strutture absidate, dai ripari sotto-roccia nelle aree granitiche, dai sepolcri che imitano la casa: ipogei a pianta rettangolare, preceduti da lunghi corridoi, anche costruiti con lastroni, e dolmen a pianta rettangolare con lastrone di copertura piano, raramente a doppio spiovente, e a pianta circolare.
Queste varie tipologie sono forse indicative di momenti cronologici e di influssi culturali diversi giunti in questo territorio, che fa da cerniera fra a Gallura, il Marghine e il Dorgalese, dove il megalitismo è molto diffuso.

Religione megalitica

Di queste popolazioni a prevalente economia pastorale sono note soprattutto aree sacro-sepolcrali, che occupano luoghi alti, vere e proprie montagne sacre in cui si evidenzia uno stretto rapporto con la natura e in cui a fatica si distingue la mano dell’uomo.
Compaiono muraglie che recingono come un limes religioso l’area sacra, penetrabili solo attraverso passaggi obbligati, che sovrasta orridi dirupi. All’interno si configurano circoli megalitici o si snodano percorsi rituali di oscuro significato segnati da menhir in allineamento, in coppia, in raggruppamento, da rocce a nicchie e a coppelle che conducono a sepolcri dolmenici venerati.
Sui lastroni di copertura di questi compaiono sia all’interno che all’esterno, ma anche talvolta sulla parete, caratteristiche coppelle, testimonianza forse di una religione cosmica praticata da queste popolazioni pastorali abituate a seguire gli astri nel loro vagare al seguito delle greggi.
Lungo questi sentieri della transumanza, indicati spesso dai menhir, si trovano i ripari istoriati in cui compaiono i segni dei loro rituali: antropomorfi itifallici dipinti con ocra rossa, che attendono a danze orgiastiche, forse propiziatorie della fecondità, nel riparo di Luzzanas di Ozieri; particolari formazioni granitiche circondate da una larga solcatura verdastra, motivi che possono essere assimilati a coppelle al positivo, forse riferibili a simbologie cosmiche, nel riparo di Punta IsteddÏ, in una frazione di Buddusò.


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