Arte

La storia dell’arte cristiana nel Monte Acuto si può ricondurre al grande momento delle chiese romaniche medievali; tuttavia, anche i capolavori e i "Maestri" del Cinquecento, da una parte, e alcune strutture architettoniche ottocentesche, dall’altra, con

Descrizione

La storia dell’arte cristiana nel Monte Acuto si può ricondurre al grande momento delle chiese romaniche medievali; tuttavia, anche i capolavori e i "Maestri" del Cinquecento, da una parte, e alcune strutture architettoniche ottocentesche, dall’altra, concorrono a completare l’itinerario ideale attraverso i luoghi sacri.

L’età "d’oro" dei "giudicati"
Il medioevo dei secoli XI-XIII: fu allora che, in una Sardegna divisa in quattro territori signorili autonomi, in qualche misura ormai indipendenti dalla stessa Bisanzio da cui li avevano separati la vastità del Mediterraneo e l’ingombrante presenza degli arabi in tutto il ’mare interno’, cominciarono a penetrare Pisa e Genova, le due grandi repubbliche marinare del Tirreno. Arrivavano non solo con i loro mercanti ma anche con le stesse famiglie più ricche e più potenti: i Visconti, i Da Capraia, i Massa, i Donoratico della Gherardesca pisani, i Doria e i Malaspina genovesi si imparentarono con le famiglie dei "giudici" sardi e pian piano arrivarono a sostituirle. Alla fine del Duecento tre dei quattro "giudicati" sardi (quelli di Torres, di Gallura e di Cagliari) erano già scomparsi: il quarto, quello di Arborea, sarebbe sopravvissuto sino ai primi decenni del Quattrocento, resistendo attraverso una lunga guerra alla conquista catalano-aragonese, che era iniziata nel 1323.
"Giudici" e "giudicati" sono i nomi con i quali erano conosciuti questi territori e i loro signori (in sardo jùdiches), che avevano sviluppato in una Sardegna isolata e quasi abbandonata a se stessa un’organizzazione politico-istituzionale che vedeva l’isola, a partire dall’VIII-IX secolo d.C., distribuita fra quelli che erano forse, all’origine, quattro rami di una stessa famiglia di potenti funzionari bizantini residenti a Cagliari. Un problema storico di soluzione tutt’altro che facile, ma che rimanda a un’età vagheggiata dal popolo sardo come un tempo di autonomia e di libertà.
Furono i "giudici" che fecero arrivare in Sardegna i monaci (in particolare i Benedettini, i Camaldolesi e i Cistercensi) che si posero a guida delle ’lunghe fabbriche’ delle grandi basiliche, spesso collocate al centro di campagne un tempo deserte e desolate e che i monaci decisero di bonificare e, quindi, popolare attirandovi nuovi abitatori.
Sembra che proprio sotto la spinta dei monaci anche in Sardegna l’anno Mille abbia segnato quella svolta che un tempo si credeva avesse marcato in tutta Europa un risveglio pieno di ottimismo e di vitalità, che favorì non soltanto i commerci ma anche lo sviluppo delle arti e delle manifestazioni della fede.

I luoghi delle fede
L’architettura del medioevo sardo è rappresentata soprattutto dallo stile romanico, nella gran parte dei casi da quella variante del romanico che fu il romanico pisano. Il Monte Acuto ospita due dei capolavori assoluti del romanico sardo, collocati, per di più, a poche centinaia di metri (in linea d’aria, però) l’uno dall’altro. Sono due chiese che svolsero un ruolo fondamentale nella storia di questa parte del Monte Acuto: Nostra Signora del Regno, ad Àrdara, era in realtà la cappella palatina dei "giudici" di Torres che avevano qui la sede della loro capitale; S. Antioco di Bisarcio fu la chiesa cattedrale dell’antico vescovado di Bisarcio, trasferito soltanto in età moderna a Ozieri, quando la località dove sorgeva la chiesa venne abbandonata dai suoi abitanti.
Chiese romaniche
Di impianto bizantino rielaborato nel tempo è invece la piccola e interessante Chiesa di Santa Croce nel cuore del centro storico di Ittireddu.
Tutta la regione del Monte Acuto, peraltro, è punteggiata di piccole e grandi chiese romaniche.
La più bella è la chiesa campestre con il santuario di Nostra Signora di Castro, che si trova presso Òschiri (1174), ma molte altre sono interessanti: fra queste S. Maria di Coros, situata alla periferia di Tula, e le chiese campestri di Nostra Signora di Otti, a pochi km da Òschiri, con il tipico campaniletto a vela, S. Nicola di Bùtule, presso Ozieri, costruita tra il Duecento e il Trecento in stile romanico-gotico, e S. Giacomo nella campagna di Ittireddu.
Gli altari
Gli altari lignei dorati e policromati sono una dominante dell'arte del Settecento in tutta la Sardegna; alcune aree hanno saputo, come l’Anglona, conservarne un numero notevole, altre, come la Gallura, posseggono pochi esemplari. Il Monte Acuto, pur non avendone molti, riesce tuttavia a testimoniare esempi rimarchevoli. Uno dei rari esempi giunti fino a noi è l’altare di fine del Seicento o degli inizi del Settecento con al centro della nicchia la Madonna titolare della chiesa di Nostra Signora di Castro nella località omonima. Restaurato negli anni Novanta è attualmente posto ad ornamento assai suggestivo del monumento romanico.

 

Pagina aggiornata il 15/12/2023